I raid Usa in Siria che aiutano Al Qaeda


Di Giuseppe De Lorenzo

Nella guerra degli Stati Uniti contro lo Stato Islamico regna la confusione. Non solo a causa delle continue accuse da parte dell’Iraq che chiede un maggiore sforzo alle forze della coalizione occidentale.

Non solo per le recenti critiche riguardo alle armi che gli americani inviano agli iracheni e che finiscono direttamente nelle mani dell’Isis. Non solo a causa dell’allarme lanciato daipiloti americani che lamentano la lentezza con cui l’America porta avanti i raid. Non solo, infine, a causa del fatto che in Siria gli Stati Uniti hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco ed accettare la collaborazione di Assad contro lo Stato Islamico, a lungo tempo avversato. Oggi, infatti, si aggiunge un nuovo elemento di confusione, che dimostra come un intervento contro il terrorismo islamico che si limiti a sganciare qualche bomba sui territori occupati dei tagliagole non porterà molto lontano.
L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha definito i raid americani di questa notte nel nord di Aleppo hanno favorito “i ribelli rivali dello Stato islamico, tra cui le milizie che sono state prese di mira in precedenza dagli attacchi aerei Usa”. Che tradotto significa che nel colpire l’Isis gli Stati Uniti stanno avvantaggiando il Fronte Al-Nusra, un movimento che dal 2012 è nella lista nera Usa delle “organizzazioni terroristiche” e che è la filiale siriana di Al-Qaeda. “La coalizione ha eseguito almeno quattro raid durante la notte, prendendo di mira le posizioni dello Stato islamico nella città di Suran”, ha dichiarato l’osservatorio con sede in Gran Bretagna. Ma quello che sorprende è che è “la prima volta che la coalizione internazionale, sostiene le forze ribelli non-curde che lottano contro lo Stato islamico”.
Ma se per combattere l’Isis si dà vantaggio ad al-Qeada, il risultato finale potrebbe essere ugualmente catastrofico. Le due organizzazioni, infatti, sono in lotta per motivi politici e militari, ma condividono lo stesso ideale: la Guerra Santa. “Lo Stato islamico – ha dichiarato Abu Mohamed al-Jolani, guida del Fronte al-Nusra – ha fondato un Califfato illegittimo, viola i codici di condotta previsti per i guerrieri dell’islam e di fatto ha abbandonato la lotta contro il dittatore Assad. Spero che possano tornare sui loro passi e divenire dei bravi sunniti”. Una riconciliazione attuale tra le due organizzazioni appare al momento impossibile, ma non è escluso che possa avvenire in futuro, se cadesse il governo di Assad. “Non vedo una possibile soluzione a questa situazione – ha aggiunto al-Jolani – Posso solo sperare che i membri dello Stato islamico si pentano e tornino al popolo sunnita. Con il loro comportamento, di fatto hanno permesso al regime siriano di rifiorire”. Dalle condanne religiose all’Isis (“hanno perso il sentiero dell’islam, ma non sono infedeli”) a quelle politiche (“non sono seri nel combattere il regime del presidente siriano Bashar Assad”), rimane l’ideale di fondo che accomuna l’Isis e al-Nusra: “L’unica possibile soluzione viene dal jihad, dalla guerra santa”.
I raid americani di questi giorni, quindi, pur combattendo l’Isis stanno favorendo Al-Nusra,che ormai controlla buona parte del territorio siriano. Una confusione nel fronte militare e politico in Siria che gli Stati Uniti stanno facendo molta difficoltà a gestire. Il tutto per evitare di dover arrivare ad accordi espliciti con Assad. Combattuto per molto tempo, ma l’unico governo nel territorio siriano non legato alla Jihad.

FONTE: I raid Usa in Siria che aiutano Al Qaeda