L’indagine sul doping nell’atletica, dall’inizio

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Tutto quello che c’è da sapere sul rapporto della WADA: quando è cominciata l’indagine, quali sono le accuse rivolte alla Russia e quali conseguenze ci saranno

(AP Photo/Wong Maye-E)

Lunedì pomeriggio è stato reso pubblico il rapporto dell’indagine indipendente commissionata dall’Agenzia mondiale anti doping (WADA) riguardo l’uso sistematico di sostanze dopanti fra gli atleti russi di atletica leggera. L’indagine è stata guidata da Dick Pound, avvocato canadese ed ex presidente della WADA, che ha detto durante la conferenza stampa di ieri pomeriggio a Ginevra che “la situazione è peggiore di quanto ci si potesse aspettare” e che questa “è solo la punta dell’iceberg”: il sistema creato da alcuni membri della federazione russa per coprire l’uso di sostanze dopanti degli atleti coinvolge il comitato olimpico, il ministero dello Sport, l’agenzia anti-doping russa (RUSADA) e alcuni membri della IAAF (Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera) e dalla WADA. Alcune parti del rapporto, per il momento, non verranno rese pubbliche per non intralciare le altre indagini in corso, coordinate dall’Interpol e dalla polizia francese.

I membri della commissione indipendente durante la conferenza stampa di Ginevra (FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

L’indagine
È durata quasi undici mesi ed è iniziata nel dicembre 2014, quando un documentario trasmesso dal canale tedesco ARD dal titolo “Top-secret Doping: How Russia makes its Winners” raccontò attraverso la storia di Vitaliy Stepanov e Yulia Stepanova, un dipendente dell’agenzia antidoping russa e un’atleta squalificata per doping, il vasto e regolare uso di doping fra gli atleti russi. Nel documentario veniva raccontata la facilità con cui gli atleti russi potevano rimediare dell’EPO – l’eritropoietina, una sostanza dopante – e il sistema di corruzione messo in piedi per falsificare test e coprire casi accertati di positività.

Nei mesi successivi, il quotidiano inglese The Sunday Times si unì all’inchiesta di ARD. Ad agosto ARD e Sunday Times ebbero accesso ai risultati di oltre 12mila esami del sangue fatti negli ultimi 11 anni a circa 5mila atleti che competono ad alto livello nelle diverse discipline dell’atletica leggera. Secondo il Sunday Times i valori e i dati presenti in quegli esami rivelavano molti ed evidenti casi di doping: un terzo delle medaglie vinte in prove di resistenza dal 2001 al 2012 erano state ottenute con l’aiuto del doping. La IAAF spiegò che i risultati degli esami del sangue erano veri ma il Sunday Times e ARD erano stati inaccurati nell’analizzarli e nel trarre le loro conclusioni.

Il Sunday Times spiegò inoltre che nel 2011 la WADA aveva finanziato uno studio fatto dall’università di Tubinga, in Germania, sul doping ai Mondiali di atletica leggera a Daegu, in Corea del Sud. Alcuni ricercatori dell’università intervistarono centinaia di atleti che si trovavano in Corea del Sud per partecipare alle gare: secondo i risultati ottenuti dall’università di Tubinga – che furono fatti arrivare in maniera anonima al Sunday Times e ARD. – circa un terzo dei 1.800 atleti che parteciparono a quel Mondiale avevano violato nei 12 mesi precedenti alcune norme antidoping. Lo studio non è mai stato reso ufficialmente pubblico: secondo il Sunday Times perché la IAAF impedì che venisse pubblicato, in accordo con la WADA.

L’arresto di Diack e l’elezione di Sebastian Coe
La gravità del rapporto della WADA era stata anticipata la scorsa settimana, quando la polizia francese ha arrestato l’ex presidente della IAAF, Lamine Diack, e altri importanti membri dell’organizzazione, tutti accusati di aver coperto diversi casi di doping negli ultimi anni e di aver ricevuto in cambio alcune grosse somme di denaro. Secondo le autorità francesi, Diack, che ieri è stato sospeso dalla carica di membro onorario del CIO, avrebbe ricevuto più di un milione di euro per coprire alcuni atleti risultati positivi ai controlli anti-doping.

Lo scorso agosto Sebastian Coe, ex atleta inglese e presidente del comitato organizzatore di Londra 2012, è stato eletto come nuovo presidente della IAAF.

Cosa dice il rapporto di Pound
Le 323 pagine del rapporto descrivono il vasto sistema creato dalla federazione russa di atletica leggera, da rappresentanti del ministero dello sport e da alcuni membri della WADA e della IAAF per coprire il regolare uso di sostanze dopanti di numerosi atleti russi. La copertura avveniva tramite la corruzione di alcuni ispettori della WADA e di diversi funzionari della IAAF, ma non solo.
Grigory Rodchenkov, il direttore di un laboratorio antidoping di Mosca, ordinò la distruzione di 1417 campioni di test anti doping per sottrarli alle indagini. Il rapporto dice inoltre che Rodchenkov “fu personalmente istruito e autorizzato” alla distruzione delle prove tre giorni prima che i commissari della WADA arrivassero a Mosca, lo scorso dicembre. Il ministro dello sport russo Vitaly Mutko, membro del board della FIFA e del comitato organizzatore dei Mondiali del 2018, avrebbe avuto un ruolo importante in questa organizzazione.

La commissione sospetta inoltre che sia stato usato un “laboratorio parallelo”, situato nei dintorni di Mosca, per aiutare a coprire l’uso massiccio di doping, esaminando gli atleti prima dei controlli ufficiali: in questo modo, chi risultava “pulito” veniva mandato ai laboratori antidoping riconosciuti dalla WADA, mentre chi veniva trovato positivo al doping veniva fermato e coperto dal “sistema”. Il laboratorio parallelo sarebbe controllato dall’amministrazione comunale di Mosca, e questo, insieme al possibile coinvolgimento del ministro dello sport, potrebbe aggravare la situazione della Russia, in quanto anche alcuni organi statali erano a conoscenza delle irregolarità.
Agli atleti risultati positivi durante i test anti doping nel laboratorio parallelo, venivano estorti anche dei soldi – spesso con ricatti – per coprire le tracce di positività: ARD sostiene che la vincitrice delle ultime due maratone di Chicago Lilija Šobuchova abbia pagato circa mezzo milione di euro per evitare un test anti doping.

Pound ha affermato che durante le sue indagini “ci sono state delle interferenze e delle intimidazioni da parte del governo russo, specialmente durante le indagini sul laboratorio parallelo”. Riguardo alle accuse di “doping di stato”, Pound ha detto che “non vede altri modi per chiamarlo”.

Cosa dice la IAAF
La IAAF ha comunicato che, in seguito alla pubblicazione del rapporto della commissione nominata dalla WADA, inizierà presto a considerare possibili sanzioni nei confronti nella federazione russa di atletica leggera. Le sanzioni potrebbero includere una sospensione provvisoria e l’esclusione da ogni evento, comprese le Olimpiadi di Rio de Janeiro, in programma la prossima estate. Coe ha dato inoltre cinque giorni di tempo alla Russia per rispondere ufficialmente al rapporto.

Durante la conferenza stampa, Pound ha ribadito il suo sostegno a Sebastian Coe, indicandolo come l’uomo adatto per trovare un rimedio a questa situazione.

Le risposte della Russia
Il portavoce del presidente russo Vladimir Putin ha detto che le accuse alla Russia sono infondate e che se verranno formalizzate, dovranno essere sostenute dai fatti. Ha dichiarato inoltre che il governo non ha nessuna opinione in merito al possibile uso di doping degli atleti russi.

I risultati delle ultime gare cambieranno?
Pound ha confermato che le conclusioni delle indagini modificheranno i risultati delle ultime competizioni di atletica leggera: le prestazioni di molti atleti russi sono state alterate dalle sostanze dopanti, anche nelle più importanti competizioni internazionali, come le Olimpiadi e i Mondiali di atletica. Le ultime Olimpiadi di Londra, in particolare, sono state “sabotate” perchè la IAAF ha permesso ad almeno dieci atleti di gareggiare sebbene avessero degli esami che evidenziavano tracce di doping nel sangue. Il rapporto raccomanda alla IAAF di squalificare a vita 5 allenatori e 5 atleti, comprese Mariya Savinova, medaglia d’oro negli 800 metri piani, e Ekaterina Poistogova, vincitrice della medaglia di bronzo. La commissione ha anche raccomandato una squalifica di due anni per la federazione russa di atletica leggera.

Sono a rischio anche i prossimi Mondiali di calcio in Russia?
Le indagini riguardano solo l’atletica e non altri sport: eventuali decisioni sull’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2018 dipenderanno esclusivamente dalla FIFA. Pound tuttavia non esclude che nel corso delle indagini si possa scoprire che il sistema usato per l’atletica si sia “allargato” anche ad altri sport.

Fonte: Il Post

FONTE: L’indagine sul doping nell’atletica, dall’inizio