Lo sguardo circolare – E gli elefanti? Da dove prendono le proteine gli elefanti?

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di EMANUELA LORENZI

Sventrate intere famiglie
oggi
lunedì di intensa macellazione.
Una vacca ha partorito un vitello
negli occhi la paura di nascere
il foro in mezzo il nostro contributo
a tranquillizzarlo.
– Ivano Ferrari Macello
[2]

Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove gli animali agonizzano senza cibo e senz’acqua diretti al macello.
– Marguerite Yourcenar

E anche quest’anno milioni di “agnelli di dio” saranno finiti sotto le mascelle frugivore e dentro gli intestini erbivori annaffiati di vino al glifosato: avranno tolto i peccati del mondo? Di certo avranno tolto vita a chi è mangiato ma anche a chi mangia, e non solo in senso metaforico o spirituale: mangiare carne “spegne il seme della compassione”, come da citazione buddista, ma toglie anche salute. Carne per carne. Sacrificio per sacrificio. E per di più del simbolo della mitezza, l’agnello…

Gli animali che voi mangiate non sono quelli che ne divorano altri; voi non mangiate gli animali carnivori, bensì li utilizzate come modelli. Voi siete affamati unicamente delle creature dolci e gentili che non fanno alcun male a nessuno, che vi seguono, che vi servono, e che sono da voi divorate quale ricompensa ai servigi che vi rendono.
– Jean-Jacques Rousseau


L’onnivoro sereno è mondialista, liberista. Schiavista e schiavo ignaro
Sarebbe forse utile ribadire al sedicente “onnivoro sereno” alcuni punti.

Primo. Secoli di pensiero filosofico hanno già denudato il re: mangiare altri esseri senzienti è immorale (e non facciamo ridere con l’assurdo richiamo alla coerenza proposto sul mondo vegetale: se tanta attenzione si è in grado di dare ad una carota sradicata, a maggior ragione non sviscerare un animale ancora cosciente finché si dissangui a testa in giù sarebbe una delicatezza ben più apprezzabile).

Secondo. La scienza ha già provato che è evitabile nonché nocivo dal punto di vista nutrizionale: chi avesse ancora nel 2017 sulla punta della lingua con patina bianca da acidosi la domanda idiota “dove le prendi le proteine” e richiamasse ancora il dogma infondato delle proteine “nobili” e “meno nobili” (animali versus vegetali), sarebbe da rinviare a settembre a studiare un po’ di alimentazione, come la maggior parte dei nostri medici e pediatri le cui uniche nozioni di nutrizione sono le anacronistiche e assurde piramidi LARN imposte dall’agro-business che ancora infettano le mense scolastiche dei nostri bambini e accelerano o slatentizzano le patologie cronico-degenerative ed autoimmuni dei poveri pazienti ospedalizzati cui non si nega la fettina di carne ‘purché magra’, magari abbinata al gas mostarda in endovena in sinergica accoppiata mortale per garantire profitti cronici e duraturi ai soliti Big; questo senza dover tirare in ballo le poliammine come cadaverina e putrescina che intossicano il corpo in cui non dovrebbero stagnare (l’intestino dei carnivori veri è corto per liberarsene presto) o i fattori di crescita pro-infiammatori e pro-cancerogeni contenuti nei latticini o i paradossi del latte (che pur essendo ricco di calcio sottrae proprio calcio alle ossa e ai denti per l’equilibrio acido-base, ma andatelo a spiegare al medico che ancora consiglia il formaggio alla vecchietta con osteoporosi) o la caseina (che incolla i villi e impedisce l’assimilazione di sostanze nutritive) da cui è partito lo studio di Colin Campbell che, come tutte le cose che scatenano il pensiero critico oltre la soglia tollerabile dal sistema, è stato definito “controverso”.

Mentre intorno a noi le persone muoiono per malattie cardiache, cancro, ictus cerebrale, eccetera, e gli animali vengono usati in innumerevoli esperimenti ripetitivi e inutili nel tentativo di trovare le cure a questi mali, la risposta è davanti ai nostri nasi, lì nei nostri piatti, ad ogni pasto.
– Jean Pink

Terzo. Le scienze “naturali” incrociate a quelle “umane” hanno già decretato, benché i più facciano finta di ignorarlo, che mangiare carne è in assoluto l’azione più deleteria che si possa fare non solo nei confronti del nostro organismo ma del nostro pianeta, popolazione inclusa. In altre parole: chiunque si professi in qualche modo “ecologista” non può essere anche fieramente o strafottentemente carnivoro, come emerge da Cowspiracy che consiglio vivamente di procurarsi prima di aprire bocca per denigrare la scelta vegetariana come ostentazione narcisistica (al di là delle boutade tardive di un Berlusconi o di un Barnard – oggettivamente irritante soprattutto nella specifica “farò il vegano in modo intelligente, mangerò una fettina una volta al mese”, ma tant’è ognuno fa il vegano a modo suo e il pianeta ci guadagna comunque, oltre all’animale risparmiato e allo stesso vegano a giorni alterni). A quanto pare, infatti, gli allevamenti intensivi non sono un dettaglio ma la causa numero uno del degradamento del pianeta, della depauperazione delle risorse idriche e, last but not least, della denutrizione e morte quotidiana non solo di esseri nonumani ma di esseri umani (quelli che Barnard ha visto con i suoi occhi), quelli che dopo aver assistito alla deforestazione brutale del loro habitat da parte dei mostri dell’agro-business (senza contare che negli USA se un allevatore si ‘sente’ minacciato da un lupo che si aggira attorno al proprio allevamento, può chiamare e far sterminare, protetto dalla legge, interi branchi di lupi, orsi ed ogni animale selvatico che secondo lui metta a ‘repentaglio’ il suo guadagno), si vedono passare davanti camion carichi di soia e mais che potrebbero sfamare persone e invece sono destinati a ingrassare, dall’altra parte del globo, povere vacche ingabbiate, ormonizzate, antibioticizzate preventivamente, stuprate da inseminazioni in sequenza e infine scippate della maternità che produce latte da rubare, insieme al proprio cucciolo, da bracci meccanici che tolgono al vitello – la cui carne tenera finirà nelle boccucce di ignari piccoli umani tramite omogeneizzati che sono la prova evidente del veganismo dei nostri piccoli almeno fino alla dentizione – e il cui latte con il triplo delle proteine di quello umano ed una composizione totalmente inadatta al corpo umano, sarà irradiata per cercare di eliminare il pus che finisce nella mistura bianca nonostante la pastorizzazione.

La congiura delle vacche

“Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici ma il silenzio dei nostri amici” (M.L.King)

A chi si riempie la bocca di sostenibilità consiglio di procurarsi Cowspiracy, l’ennesimo documentario scomodo che si è cercato di sabotare, e che Leonardo di Caprio ha poi deciso di sostenere diventandone produttore, che descrive il viaggio (basato su dati scientifici e statistici mutuati dalle ricerche degli ultimi anni fatte da grandi organizzazioni internazionali come Fao, Science Mag, Nasa, World Watch) di un aspirante ambientalista non solo fra i paradossi del nostro paradigma alimentare (sintetizzati eloquentemente nel pieghevole di AgireOra edizioni Vacche grasse, bambini magri, foreste disboscate), ma anche fra i silenzi e le ipocrisie delle più note organizzazioni ambientaliste come Greenpeace, accusate di tacere consapevolmente e sistematicamente che la prima causa di deforestazione al mondo non è la coltivazione dell’olio di palma né l’attività industriale o lo smog delle metropoli, bensì gli allevamenti intensivi, responsabili fra l’altro dell’emissione del 50% dei gas di tutto il mondo come dice questo rapporto FAO del 2006 .

Disconnessione

A chi piace citare Orwell o Huxley per la visionaria denuncia della deriva delle ideologie nel dis-linguaggio delle dis-topie che mette in scena, ricorderei il senso letterale di questa sua citazione:

All animals are equal, but some animals are more equal than others–
(G. Orwell Animal Farm, 1945)

e inviterei a riflettere sulla prima prigione distopica concretamente orwelliana che si trova a vivere ogni giorno, mentre subisce la manipolazione della distinzione fra ‘carne’ e ‘animale’, quella che fa accarezzare il cagnolino con una mano e masticare il maialino (peraltro dotato dell’intelligenza di un bambino di 3 anni) nel panino con l’altra, senza rendersi conto di essere dentro l’ideologia del carnismo, così magistralmente spiegata dalla psicologa Melanie Joy, in una breve ma intensa TED Talk, Oltre il carnismo, dove si affronta il tema da un punto di vista leggermente diverso, punto di vista che nessun libero pensatore (o aspirante tale) avverso alle gabbie imposte dal Nuovo Ordine Mondiale o globalismo liberista o al capitalismo globalista (le varianti di superficie sul tema sono tante ma la sostanza è la stessa) può ignorare. Il meccanismo è di difesa, ci protegge non solo da noi stessi e dal nostro umano senso di compassione e dolore, ma da un “errore del sistema” direbbe Neo che farebbe saltare l’intera impalcatura. Tuttavia, non è proprio a quello che bisogna puntare per sfuggire ai tranelli della Matrix che ci avvolge? La vogliamo prendere davvero la pillola rossa o solo la metà che ci fa comodo per giocare a indossare la “posa” antisistema?

La vera bestia

Perché la violenza sulle donne, sui bambini, persino sulla natura (nella sua versione bucolica miope) è condivisa e sottoscritta (a parole) all’unanimità, ma poi si frantuma in mille se e ma e però quando si fa il famoso ‘collegamento’? Una grande testimonial nostrana del “risveglio” è Barbara Mugnai, nel suo straordinario spettacolo teatrale Anatomia di un risveglio. Pillola rossa che sostiene anche http://laverabestia.org/. Abbiamo il coraggio di guardarci allo specchio, di assumerci le nostre responsabilità. È insopportabile tutto il chiacchiericcio sull’empatia e sulla sostenibilità e sulla pace nel mondo davanti a uno spiedino di maiale o di cane (a seconda della parte del mondo in cui ci troviamo): la prima educazione alla pace è nel piatto nostro e dei nostri bambini. Insopportabile questa litania sulla esplosione demografica e sulla indisponibilità di cibo per tutti: se il mondo fosse solo un po’ più vegano, ci sarebbe molta meno povertà, molta meno violenza, molto meno inquinamento e deforestazione. Il potere delle forchette non è un ingenuo motto salutista. Siamo noi con le nostre scelte individuali a salvare il mondo, e lo facciamo mentre salviamo noi stessi come specie e come singoli. Meno morte, meno veleno nel corpo (e nello spirito), meno spreco di acqua e di cibo da mandare alle ‘fabbriche di carne’ e alle ‘macchine da latte’ dall’altra parte del mondo. Chi ci perde? Rispondiamoci da soli.

Di olocausto animale hanno parlato moltissimi autori (Peter Singer, Coetzee, Charles Patterson, Primo Levi, Edgar Kupfer, Steward David, Alex Hershaft..) fra i quali molti sopravvissuti ai campi di sterminio. Le “scatole nere” della nostra società sono i buchi neri della nostra doppia morale, del nostro doppio pensiero, della incapacità di vedere e sentire ciò che metterebbe in crisi, le “pareti” dei matattoi che Margherita Hack avrebbe voluto fossero di vetro.

Theodor Wiesengrund Adorno, filosofo e musicologo tedesco costretto all’esilio dal nazismo, prima ad Oxford e poi negli Stati Uniti, scrive:

“Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali”.
E il nucleo, il seme nascosto di questo pensiero tossico è, da un lato, il creazionismo cristiano, non solo nel concetto stesso di ‘creato’ (il mondo come Eden, come area giochi per l’uomo che può disporne come vuole) ma anche come assonanza mortale fra assurdità e atrocità:

Chi ha il potere di farti credere a delle assurdità possiede anche quello di farti commettere delle atrocità”- Voltaire
Non è forse e necessario ricorrere a Voltaire o alla teiera di Russell per capire che chi è disposto a credere e a delegare quindi all’eterodirezione la responsabilità esistenziale (nonostante le insane acrobazie che vorrebbero coniugare determinismi divini e libero arbitrio umano), vede nella preghiera, nel fioretto (con tanto di tabella a punti per quelli dei bambini), nella rinuncia o autofustigazione, insomma nel sacrificio di sé sull’assurdo altare di valori negativi, non vitali, del cristianesimo, una dimostrazione di fede e di valore morale elevatissimo (ribaltato: non si capisce perché gli dei dovrebbero godere del dolore di un bambino anziché della sua gioia), senza percepirne il banale tentativo di captatio benevolentiae di natura e/o divinità la cui indifferenza pare (è) invece stellare.

Cristiano versus vegetariano

Il vegetarianesimo è dunque intrinsecamente incompatibile con il cristianesimo: il sacrificio della carne, l’espiazione delle colpa, il pasto totemico, il cannibalismo è fondativo, insito nell’eucarestia, nella folle idea della transustanziazione, dove il cristiano mangia il corpo e il sangue di Cristo. In un leggermente allucinato intervento contro la presunta ‘teosofia’ di Margherita Hack un tale Roberto dal Bosco arriva ad accusare il vegetarianesimo di anti-umanismo e persino di eco-fascismo, la decrescita come auto-sterminio contro il quale la Chiesa costituirebbe l’ultimo baluardo:

L’ateismo, scientista o meno che sia, è sempre contaminato dal pensiero anticristiano vero: gnosticismo, magismo, paganesimo, satanismo. Ciò era vero centinaia di anni fa così come lo è oggi ancora. Il vegetarianesimo – altro culto deviante a mio dire molto più pericoloso perché sempre più contenuto nella trincea globale del “politicamente corretto” – non si muove su binari diversi.

Il vegetarianesimo è per forze di cose una pratica anticristiana. Negare l’assunzione di carne, rende inservibile il fulcro di tutta la Chiesa, ossia la Santa Messa, dove il fedele crede (dovrebbe, almeno) di mangiare la carne di Dio che si è sacrificato per noi. Le persone che provano orrore a mangiare della carne di animale – un numero ahinoi sempre più alto – considereranno barbara e ripugnante l’idea di cibarsi del corpo di Cristo transustanziato. A me pare si tratti di un disegno ben preciso, un’operazione di sensibilizzazione su larga scala che porta inevitabilmente le genti a considerare ancora più simbolico – cioè, inutile – l’atto stesso della Messa, e di qui all’emarginazione morale e fisica della Chiesa Cattolica.

Che il vegetarianesimo di oggi abbia basi anti-umane non mi pare che non sia difficile da constatare: il culto di Gaia, la madre terra, altro non è che una letterale reprise del vecchio paganesimo mediterraneo, dove appunto Gaia – o Gea, o Tellure per i Romani – era il titano femmina sorto dal caos all’inizio dell’universo. Gaia è il nuovo Moloch a cui sacrificare gli esseri umani, considerati alla stregue di microbi, di un’infezione passagera di Gaia che giustamente se li vuole scrollare di dosso con tsunami, tempeste, terremoti etc. Gaia, l’immagine meravigliosa della terra blu vista dallo spazio, altro non è che il Titano a cui si vota il nuovo fascismo degli anni 2000, l’eco-fascismo. Il più terribile, il più letale: non ha in programma guerre di conquista o l’eliminazioni di specifici gruppi etnici o sociali, ma dell’intera umanità.
Quando parlano di “decrescita”, o di “zero growth”, è di questo che trattano: l’ecologia, i diritti animali, le leghe antivivisezione e compagnia cantando sono la modalità con cui vogliono indorare la pillola dell’autosterminio (chiamatelo “controllo demografico”, “riduzione della popolazione terrestre”, “rientro demografico” – sempre di sterminio si tratta). Su questo punto, la Chiesa rappresenta ancora per gli ecofascisti un laccio problematico, un bastione che si erge contro i diritti estesi agli animali e per la difesa ad oltranza della vita umana. Per il momento almeno, è così.

Non credo vi sia bisogno di commenti ma un’ulteriore riflessione interessante è quella che ci conduce direttamente dal “titano femmina sorto dal caos” all’eco-femminismo. Come spesso accade, chi si riempie la bocca di vita generalmente o non può darla o la vorrebbe togliere e in genere questo soggetto (in senso metaforico, simbolico) non è femmina perché la femmina è in potenza madre e nutrice e in quanto tale può generare carne dalla carne, l’atto stesso del dare e del nutrire diviene simbolo e modello di un’altra economia che è definita come “prospettiva della sussistenza” (Maria Mies e Veronika Bennholdt-Thomsen) basata sulla cooperazione reciproca e in armonia con la natura in contrapposizione alla macchina capitalistica che si basa sul patriarcato e sulla visione meccanicistica della natura.

Sessismo e specismo, patriarcato e capitalismo. Oppressione delle donne e dominio sulla natura.

L’abuso sulla natura è sancito dal ricorso al sacrificio in molte religioni, non solo quella cristiana: ogni anno si perpetrano carnai crudeli a colpi di machete in Nepal o sgozzamenti rituali durante l’Hjj musulmano.

Se il passo dalla violenza sugli animali a quella sugli uomini è stato definito breve da molti pensatori (in definitiva da chiunque sia dotato di capacità di pensare), la connessione fra abuso sulla natura e abuso sulle donne e sugli animali è studiato invece dall’eco-femminismo.

In un interessante articolo di Maria Turchetto[3] vengono focalizzate tre letture fondamentali per capire queste connessioni:

The Sexual Politics of Meat (1990) di Carol J. Adams, manifesto del femminismo animalista , nel quale l’autrice rileva la sconcertante analogia fra la rappresentazione del consumo di carne e quella del consumo maschile della sessualità femminile che produce la “animalizzazione delle donne e la femminilizzazione dei nonumani” attraverso la reificazione tramite il referente assente, meccanismo linguistico funzionale allo sfruttamento e alla sottomissione che la Adams fa risalire alle società basate sull’allevamento che si caratterizzano per “la segregazione sessuale, l’affidamento esclusivo alle donne della cura della prole e degli anziani, il culto dei beni maschili, la patrilinearità” (culture nelle quali la donna è appunto animalizzata “non desiderare la donna del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo” recita il comandamento biblico). Invece culture basate sulla raccolta, le culture di sussistenza, sembrano riconoscere una certa autosufficienza delle donne e ruoli più egualitari. D’altro canto, lo sfruttamento dell’animale passa per la sua femminilizzazione, il suo corpo viene inferiorizzato, smembrato, parzializzato e consumato.

La morte della natura.

Donne, ecologia e Rivoluzione scientifica. Dalla Natura come organismo alla Natura come macchina, pubblicato nel 1980 da Carolyn Merchant, accusa la rivoluzione scientifica di aver generato il passaggio dalla visione organicistica ad una visione meccanicistica e riduzionistica per cui “la natura non è più la madre che nutre ma un soggetto passivo da violentare e fare a pezzi per carpirne i segreti” gettando le basi per il capitalismo: “La natura animata vivente morì, mentre il denaro inanimato morto fu dotato di vita. Capitale e mercato avrebbero assunto sempre più gli attributi organici della crescita, della forza, della pregnanza […]. La natura, le donne, i negri e i lavoratori salariati furono avviati al loro nuovo status di risorse ‘naturali’ per il sistema del mondo moderno“.

La fisica ed economista indiana Vandana Shiva nel suo Sopravvivere allo sviluppo del 1990 denuncia lo sviluppo distruttivo ed omologante definendolo maledevelopment (“malsviluppo” ma anche “sviluppo maschile”) in contrapposizione all’agricoltura di sussistenza il cui sapere e il cui ruolo sono strappati alle donne da una élite di tecnici. “È soprattutto l’ecoimperialismo praticato dalle grandi multinazionali ai danni dei paesi del Terzo Mondo e sostenuto dal ‘pensiero unico’ neoliberista ad essere sotto accusa: le monocolture e l’agricoltura industriale imposte dalla rivoluzione verde; l’incredibile politica dei brevetti sui semi praticata dalla Monsanto e protetta dai grandi trattati commerciali; gli allevamenti intensivi e le loro conseguenze in termini di malattie e danni ambientali; le ‘guerre dell’acqua’ già in corso e che costituiranno nel futuro prossimo una posta in gioco essenziale per l’imperialismo – paragonabile a quella rappresentata dal petrolio“.

Si legge spesso della necessità di adottare uno sguardo “satellitare” rispetto al formicolio del mondo, sia per carpirne davvero le dinamiche geopolitiche che per le dovute proporzioni fra il metafisico e l’astronomico.

Vorrei chiudere qui invece con l’invito ad uno sguardo circolare.

NOTE

[1] Il titolo dell’articolo è una citazione tratta da Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra” : Guardavo quei bei pesci muoversi nell’acqua, guardavo i maialini appesi agli uncini e pensavo a come, a parte la miseria e la fame, l’uomo ha sempre trovato strane giustificazioni per la sua violenza carnivora nei confronti degli altri esseri viventi. Uno degli argomenti che vengono ancora usati in Occidente per giustificare il massacro annuo di centinaia di milioni di polli, agnelli, maiali e bovi è che per vivere si ha bisogno di proteine. E gli elefanti? Da dove prendono le proteine gli elefanti?

[2] https://www.nazioneindiana.com/2004/09/27/ivano-ferrari-macello/

[3] https://www.uaar.it/sites/default/files/webfm/all/ateo/ateo-90-2013-5.pdf


Fonte: www.comedonchisciotte.net

“Le campagne vegane creano una contrapposizione emotiva tra vegetariani e carnivori ma non riescono a dissuadere gli individui dal consumare la carne.

Mostrare il cucciolo bianco e tenero strappato alla mamma provoca un disagio psicologico innegabile ma poi davanti al bancone del macellaio il senso di colpa non si traduce per molti nell’impossibilità di comprarlo.

Il desiderio di riunire la famiglia per condividere un pasto simbolico che testimonia le origini e l’appartenenza è più forte della teoria per cui se fossimo buoni, se amassimo tutti gli animali come adoriamo il nostro cane non ci macchieremmo dello sterminio infame di milioni di cuccioli.” (www.ilgiornale.it)

FONTE: Lo sguardo circolare – E gli elefanti? Da dove prendono le proteine gli elefanti?