Myanmar. Cresce l’allarme per le persecuzioni contro il popolo Rohingya

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Di Cristina Amoroso

Proprio in questi giorni si sta tenendo il 25° vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean) a Naypyidaw, capitale del Myanmar, dove fanno bella mostra di sé in una foto ricordo i leader orientali e Barak Obama in camicia di seta birmana, in una splendida scenografia di fiori e di eleganza.

In concomitanza, sempre nel Myanmar, a Nay Pyi Taw, si svolge il 6° vertice Asean-Onu, considerato che le Nazioni Unite sono pronte a lavorare con l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean) e con i suoi Stati membri, a rafforzare la capacità nazionale per proteggere i diritti umani, la giustizia e promuovere la responsabilità nella regione, come ha dichiarato il segretario generale Ban Ki-moon giovedì scorso.

Se in un precedente discorso al 6° Summit Asean delle Nazioni Unite il segretario generale aveva elogiato le misure adottate dal governo birmano per favorire una transizione democratica del Paese, mercoledì il segretario generale Ban Ki-moon nel corso di una conferenza stampa a Naypyidaw ha chiesto maggiori tutele per le minoranze etniche in Birmania: “Ho incoraggiato i leader del Myanmar al rispetto dei diritti umani, a prendere una posizione forte per garantire un accesso umanitario ai Rohingya che vivono in condizioni di vulnerabilità”, aggiungendo poi: “La società civile ha un ruolo cruciale da svolgere in questo sforzo e vi incoraggio a garantire lo spazio e la libertà di tali gruppi e delle organizzazioni che contribuiscono a questi sforzi nazionali”.

All’accresciuto ruolo del Myanmar negli affari regionali e internazionali, riconosciuto da Ban Ki-Moon e dal Presidente Barak Obama, fa da contrappeso la tragica situazione dei Rohingya, e i continui appelli delle organizzazioni dei diritti umani contro gli abusi sul gruppo etnico musulmano.

Più volte l’Onu ha sollevato l’allarme, dichiarando che la storia delle persecuzioni in Myanmar sull’etnia musulmana potrebbe ammontare a “crimini contro l’umanità”, affermazione seguita qualche tempo fa all’evacuazione di centinaia di operatori umanitari internazionali (170) dallo Stato di Rakhine, che ospita quasi tutti i Rohingya musulmani del Paese, decine di migliaia dei quali vivono in campi profughi affollati. L’esodo degli operatori ha aggravato una situazione sanitaria già disastrosa per centinaia di migliaia di persone prive di autonomia, di soccorso medico internazionale, con 140mila di loro chiusi nei campi, e più di 700mila persone vulnerabili in villaggi isolati gravemente colpiti.
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FONTE: Myanmar. Cresce l’allarme per le persecuzioni contro il popolo Rohingya