Nel futuro vivremo 120 anni, ma non tutti

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Entro il 2050 l’aspettativa di vita di 120 anni diventerà una norma per la popolazione dei paesi economicamente sviluppati.

Tale previsione è sta formulata da Valerij Cereshnev, dottore dell’Accademia Russa delle Scienze, presidente della Commissione per la scienza e tecnologie ad alto contenuto tecnologico della Duma di stato della Federazione Russa.

Innanzitutto questa affermazione riguarda i paesi dove la gente vive mediamente non meno di 80 anni. La Russia per ora non può vantare questi indici. Le tendenze positive però sono evidenti.

L’aspettativa di vita è un’entità variabile. Oggi meno di tutti vivono gli abitanti di Swaziland, Angola, Mozambico sono fortunati se riescono ad arrivare a 40 anni. I più longevi sono gli abitanti di Andorra e del Giappone – la loro aspettativa di vita è oltre 80 anni. Altri duecento stati si sono distribuiti in mezzo a loro.

A seconda dell’ecologia, sviluppo economico, livello della medicina la gente vive di più o di meno. Eppure potremmo vivere tutti quanti fino a 120 anni …

Proprio questa durata è stata assegnata all’uomo nel processo di sviluppo evoluzionario.

Accademico Aleksandr Bogomolez, patofisico sovietico, già negli anni ’30 del secolo scorso ha formulato una teoria secondo la quale l’aspettativa di vita dei mammiferi equivale al periodo di crescita moltiplicato per il coefficiente di 5-6.
A suo tempo lo scienziato è stato deriso, ma le ulteriori ricerche hanno confermato la sua correttezza, fa notare Valerij Cereshnev, accademico dell’Accademia Russa delle Scienze, dottore in scienze mediche.

L’uomo, ad esempio, cresce fino a 25 anni di età, la donna approssimativamente fino a 20 anni di età, quando avviene ossificazione completa dello scheletro. Moltiplicando per 5 ci si arriva appunto a 100-125 anni. Questa regola è ricorrente in molti animali. Il cane cresce un anno e mezzo-due anni e vive mediamente 9-10 anni. Il cavallo cresce fino a 4 anni e vive 25 anni. La riduzione può essere di un quinto, ciò che è legato alla tensione sociale: gli stress, l’ecologia inadatta. Se invece uno vive nelle condizioni normali, nell’ambiente ecologicamente puro, si nutre bene, conduce una vita regolare, allora l’aspettativa di vita media dell’uomo è di 100-110 anni.

Basandosi su questa teoria, l’accademico Cereshnev ipotizza per i paesi dell’Europa, il Giappone e gli USA – laddove le persone già vivono per più di 80 anni, che già per la loro attuale giovane generazione sarà ordinario il raggiungimento delle soglia centenaria di età. I longevi invece saranno considerati coloro che supereranno 120 anni di età, e non prima. D’altronde la popolazione dei paesi con indici inferiori non deve abbandonare tutto e trasferirsi altrove per recuperare anni fuggenti. La situazione è molto fluida. In Russia, ad esempio, nell’ultimo decennio l’aspettativa di vita media si è allungata di quasi 7 anni, raggiungendo l’età di 72 anni. Di questo passo il paese tra poco rientrerà nei pronostici.

D’altronde non tutti i gerontologi condividono l’ottimismo dell’accademico. Nelle condizioni favorevoli l’aspettativa di vita d un uomo secondo i calcoli statistici medi si allungherà, ma 120 anni – è piuttosto il limite, e non la norma, ne è convinto Vladimir Havinson, presidente dell’Associazione Europea di gerontologia e geriatria, membro-corrispondente dell’Accademia Russa delle Scienze Mediche.

Dal punto di vista evoluzionario l’aspettativa di vita massima dell’uomo è di 110 – 120 anni. Attualmente nel mondo vivono soltanto 88 persone di età 110– 115 anni. L’aspettativa di vita media è di 82-86 anni – ciò è nei paesi economicamente sviluppati, con infrastruttura sviluppata e assistenza medica di qualità e con interventi tempestivi. Perciò ritengo che l’aspettativa di vita media nei paesi con una buona economia cresca raggiungendo nei prossimi anni l’età di 90 – 95 anni. Per quanto riguardano i pronostici secondo i quali le persone vivranno mediamente fino a 110 – 120 anni, nei prossimi alcuni decenni ciò è poco probabile. Sono indici massimi. Tutte le persone non possono vivere fino al raggiungimento del limite massimo.

E tuttavia il gerontologo capo dell’Europa Vladimir Havinson ha dato qualche consiglio a coloro che vogliono già oggi vivere più a lungo.

La limitazione dei valori calorici, ossia la nutrizione corretta, è la medicina più importante.

E’ stato provato sia sulle scimmie sia sugli esseri umani. Secondo – è di usare i regolatori di metabolismo che regola metabolismo di carboidrati e quello lipidico. E inoltre l’uso corretto delle combinazioni di antiossidanti e di vitamine. E peptidi – molecole albuminose che regolano l’attività di geni. E’ già stato provato che questi peptidi danno l’allungamento dell’aspettativa di vita del 30 – 40 %. E’ la risorsa che hanno tutti gli esseri viventi.

L’insieme di questi mezzi aiuterà non solo a vivere a lungo, ma anche conservare l’agilità del corpo e la mente lucida. Senza di ciò una lunga vita può risultare non tanto felice.

VILCABAMBA (Ecuador) – C’era un uomo che in 127 anni di vita è stato in ospedale una sola notte, l’ultima, quando è morto.

C’è una donna che fa la sarta e, superati i novanta, riesce ancora a infilare il filo nell’ago senza mettersi gli occhiali. E ci sono infine dei baldanzosi vecchietti che non hanno mai smesso di far sesso, se non è leggenda il fatto che uno di loro, nonagenario, ha regalato ben tre figli alla sua giovane sposa.
Cose straordinarie che accadono qui a Vilcabamba, più che una città un grande sperduto borgo della Sacra Valle, nel Sud dell’Ecuador, che a 1.500 metri sul livello del mare gode di una perenne primavera con temperatura costante dai 19 ai 25 gradi; e ha come sfondo la scintillante cordigliera delle Ande.
È dai primi anni Settanta che, grazie alle ricerche del prof. Alexander Leaf della Harvard University, Vilcabamba incuriosisce il mondo: e insieme a lei altre due località, ugualmente remote e sconosciute (Hunza, arroccata sulla catena del Caucaso, e Ogimi, nell’isola di Okinawa, in Giappone), vengono considerate capoluoghi della longevità, poiché ciascuna delle due annovera tra i propri abitanti una dozzina di persone che hanno superato i cent’anni.
Credevo di avere ancora i garretti saldi, alla mia età, fino a quando, l’altro giorno, mi sono imbattuto a Vilcabamba in Timoteo Arboleda Hurtado, 98 anni portati bene: la fronte adombrata dall’ala del cappello, schiacciato in testa, l’occhio furbo, mento e mandibole adornate da un’ispida barbetta bianca. Ogni giorno fa dieci chilometri a piedi: cinque di buon mattino per raggiungere la sua tenuta in montagna e cinque la sera per tornare a casa, in tutto due ore abbondanti di strada. La moglie, racconta, è morta qualche anno fa ma lui non si sente solo, circondato com’è dallo stuolo chiassoso di figli, nipoti e nipotini, cui è legato – dice – dal “filo di ferro dell’affetto». E aggiunge: “Dio permettendo, vorrei restare ancora un poco in questa valle di lacrime».

(Articolo completo: Il segreto della longevità tra i monti di Vilcabamba dove la vecchiaia è d’oro)


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FONTE: Nel futuro vivremo 120 anni, ma non tutti